lunedì 10 giugno 2013

Luciano Spada e Raffaella Ridolfi : "Gli attentati di Faenza sono chiaramente azioni terroristiche"

lunedì 10 giugno 2013
"L'ennesimo vile attentato di questa notte in Corso Mazzini dimostra come sia in corso un attacco terroristico alla nostra vita civile" - scrivono in una nota congiunta Luciano Spada, Coordinatore PdL e Raffaella Ridolfi, Capogruppo PdL-CDI.
"La violenza dei proclami e degli atteggiamenti che ha invaso completamente la politica, con parole sempre più truci e pesanti come macigni, non poteva portare che a questo: c'è sempre qualche esaltato che traduce quello che sente dire in azione" - proseguono Spada e Ridolfi.
"Siamo felici che le forze dell'ordine, con un ottimo lavoro investigativo, siano venute a capo di questo rebus, fermando un presunto responsabile a poche ore dall'accaduto; sappiamo però che dobbiamo tenere alta la guardia, perché simili episodi, anche più gravi come quello dell'attentato all'ex Sindaco Casadio, possono ripetersi in ogni momento e non sono sempre frutto di qualcuno in difficoltà psicologica.
Invitiamo i cittadini e gli operatori economici ad aderire alla convenzione con il Comune per la videosorveglianza, infatti è grazie alle telecamere che si è risolto questo caso. Intensificare la copertura della città, aumentare il pattugliamento del territorio, usando anche in maniera più razionale le forze dell'ordine, sono le medicine per questo virus.
È necessario però rasserenare il clima, esasperato anche dalla crisi economica; per questo, oltre ad un impegno responsabile di chi si occupa di politica e di sociale, è importante che la Commissione per la crisi economica, recentemente costituita per iniziativa  nostra, ma accolta all'unanimità, produca delle indicazioni e delle prospettive da offrire alla città.
Noi ci impegniamo su questo, come partito e come consiglieri: chiediamo da tutti uguale impegno".

lunedì 3 giugno 2013

AZZURRI DEL '94 SOSTIENE E PROMUOVE LA PROPOSTA DI LEGGE POPOLARE PER IL PRESIDENZIALISMO



SCEGLIAMOCI LA REPUBBLICA
ELEGGIAMOCI IL PRESIDENTE www.scegliamocilarepubblica.it info@scegliamocilarepubblica.it

LA REPUBBLICA MERITA UN FUTURO:

ELEGGIAMOCI IL PRESIDENTE

L'Italia ha urgente bisogno di manutenzione, sennò si può rompere in modo irreparabile.
Noi amiamo l'Italia e, anziché scappare verso un Paese più facile del nostro, restiamo qui, cerchiamo in ogni modo di volerle bene e di fare la nostra parte.
Oggi il nostro Paese è come una bella casa con gli infissi usurati, la caldaia da cambiare, il tetto con le tegole rotte dalle intemperie e dal trascorrere del tempo, l'umidità alle pareti, le crepe sulle scale.
Amare non significa onorare una reliquia e assistere al suo decadimento con adorazione fideistica e "guai a chi la tocca" perché è sacra.
Amare il nostro Paese, per noi, significa volerlo mettere oggi nelle condizioni di essere più efficace, più leggero nei movimenti, più serio nei comportamenti, più competitivo in Europa e nel Mondo.
Le convulsioni attuali del nostro sistema politico impongono la necessita di mettere mano ad alcuni articoli di una Costituzione scritta 65 anni fa con condizioni, esigenze e aspettative totalmente diverse e, benché difficili e segnate dal dopoguerra, per certi aspetti meno complesse di quelle attuali.
Il risultato elettorale di febbraio, la gestione di tale risultato e più ancora le modalità e l'esito paradossale dell'elezione del Presidente della Repubblica - in cui franchi tiratori e convulsioni dei partiti l'hanno fatta da padrone - sono sintomi di un Paese che ha disperatamente bisogno di cambiare le proprie regole.
E forse questa è l'ultima chiamata.
Chi siamo
La natura del nostro gruppo di persone è rigorosamente trasversale,
Cosa stiamo facendo
Il 14 maggio 2013 abbiamo depositato in Cassazione un progetto di legge costituzionale di iniziativa popolare per:
• l'introduzione dell'elezione Popolare diretta del Capo dello Stato
• la fine del bicameralismo
• un sistema elettorale per la Camera uninominale a doppio turno
• La riduzione dei membri della Camera politica
• un referendum obbligatorio che consenta ai cittadini di pronunziarsi su questa riforma.Il 1° giugno, non a caso un giorno prima dell'anniversario della fondazione della Repubblica, ci sarà un evento da noi organizzato, in cui lanceremo l'iniziativa a favore del Presidenzialismo e della legge elettorale fondata sul doppio turno di collegio.
Il nostro auspicio è che intervengano anche personalità politiche dei diversi schieramenti in appoggio alla nostra azione e che la inquadrino nel processo di rinnovamento politico e istituzionale del Paese.
Cosa puoi fare tu
Se ti riconosci nel nostro pensiero e nelle nostre azioni, che tu sia di sinistra, di destra o che tu creda superate queste categorie, ti chiedo di firmare la nostra proposta e di divulgarne i contenuti.
Per sostenere la campagna e aiutarci nella raccolta consulta il sito.
 

sabato 1 giugno 2013

LA SCOMPARSA DI DANIELE CORVETTA CANDIDATO SINDACO DI RAVENNA NEL 1997 PER FORZA ITALIA


 

 
Ravenna, 1 giugno 2013

La scomparsa di Daniele Corvetta ci addolora profondamente. Ravenna perde l’uomo che seppe portare il calcio alla soglia della serie A ottenendo risultati mai raggiunti ne' prima ne' dopo.

 Noi lo ricordiamo anche per il suo impegno civile a favore della città. Eravamo e siamo convinti che sarebbe stato un ottimo sindaco ed avrebbe guidato la città con la stessa capacità ed intelligenza con la quale guidò il Ravenna Calcio. Per questo, esprimendo le nostre condoglianze ai famigliari, sentiamo il dovere di ringraziarlo per aver guidato la nostra lista, quella di Forza Italia, come candidato Sindaco nelle elezioni del 1997. Non dimentichiamo le sue parole dell’aprile del 1997 alla presentazione del programma ”.. Percorrerò per intensità d’impegno e per fattiva dedizione lo stesso cammino intrapreso in un settore diverso dalla pubblica amministrazione ma abbastanza ostico e difficile, quale quello del calcio per far risalire Ravenna fino alla serie A della società civile nazionale ed internazionale…”

Come imprenditore, al di là delle vicende giudiziarie, peraltro ancora non concluse,  va dato atto a Corvetta di essere stato ad un certo punto della sua vita il secondo armatore italiano.

Ci piace sottolineare la grande dignità con la quale ha vissuto gli anni seguenti i problemi economici e giudiziari, non mancando di essere allo stadio per seguire le sorti di quello che fu il 'suo' Ravenna Calcio.

 

Gianguido Bazzoni  Capogruppo Regionale PDL
Rodolfo Ridolfi del Coordinamento Provinciale e Regionale del PDL

lunedì 22 aprile 2013

IL perche' del Napolitano Bis

Intervento inserito il 22/04/2013
Il perché del Napolitano bis
Quando un partito, il PD non ha più niente da condividere, ma è un Armata Brancaleone formata da un personale politico, arrogante, disinvolto, poco preparato e soprattutto “Vecchio dentro”, questi sono i risultati. Il dramma delle primarie che ci avevano raccontato come la grande novità, la rottamazione predicata dai nuovi Fonzi come Renzi che dopo aver proposto l’anti Berlusconi Prodi, disinvoltamente fa finta di essere estraneo al fallimento del PD, ci portano a verificare come i giovani e nuovi fiorenti e turchi non abbiano né le qualità né le idee e così l’Italia, che non può certo affidarsi ai nuovi estremisti comunisti grillini, deve, con sessanta giorni di ritardo, seguire la via responsabile indicata da Silvio Berlusconi l'unico statista italiano che non ha ottant'anni, un giovanissimo quindi con uno straordinario consenso fra gli italiani moderati!
La rielezione a 88 anni di Giorgio Napolitano ci salva dal disastro da quei sinistri giovani mediocri ed opportunisti incapaci ed inaffidabili che hanno tentato di rubare il futuro del nostro Paese!


Intervento di: Rodolfo Ridolfi

sabato 20 aprile 2013

Perché Napolitano sarà rieletto a ottantotto anni




Perché Napolitano sarà rieletto a ottantotto anni

Rodolfo Ridolfi*

Quando un partito, il PD non ha più niente da condividere, ma è un Armata Brancaleone formata da un personale politico, arrogante, disinvolto, poco preparato e soprattutto “Vecchio dentro”, questi sono i risultati. Il dramma delle primarie che ci avevano raccontato come la grande novità, la rottamazione predicata dai nuovi Fonzi come Renzi che dopo aver proposto l’anti Berlusconi Prodi, disinvoltamente fa finta di essere estraneo al fallimento del PD, ci portano a verificare come i giovani e nuovi fiorentini e turchi non abbiano né le qualità né le idee e così l’Italia, che non può certo affidarsi ai nuovi estremisti comunisti grillini, deve, con sessanta giorni di ritardo, seguire la via responsabile indicata da Silvio Berlusconi l'unico statista italiano che non ha ottant'anni, un giovanissimo quindi con uno straordinario consenso fra gli italiani moderati!

La rielezione a 88 anni di Giorgio Napolitano ci salva dal disastro da quei sinistri giovani mediocri ed opportunisti incapaci ed inaffidabili che hanno tentato di  rubare il futuro del nostro Paese!

*Del coordinamento provinciale e regionale del Pdl
 

giovedì 18 aprile 2013

Liberi e forti”, ritorno al 18 aprile ‘48


 
18 aprile 2013POLITICA
 
 
 
Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista.
Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico? Sessantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l'enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».
Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un'analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po' troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell'evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell'atlantismo, dell'europeismo e dell'Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.
Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un'Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall'utopia marxista-leninista; un'utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l'ennesimo saggio di brutalità nell'Europa dell'Est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell'Italia orientale, e l'eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.
 
Rodolfo Ridolfi

martedì 16 aprile 2013

18 aprile 1948, quando si scelse la libertà, quando l’Italia decise di essere “libera e forte”.


 



Speriamo che i grandi elettori che si riuniscono proprio giovedì 18 aprile per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica non dimentichino che:

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire «no» ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'Est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico?

 

Sessantacinque anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogan e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di «crociata» in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l'enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo «intrinsecamente perverso».

 

Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo.

 

Un'analisi di oltre mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un po' troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell'evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell'atlantismo, dell'europeismo e dell'Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili.

 

Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un'Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall'utopia marxista-leninista; un'utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l'ennesimo saggio di brutalità nell'Europa dell'Est con la defenestrazione del socialista Masarik.

 

Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell'Italia orientale, e l'eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.
 
Rodolfo Ridolfi