martedì 22 luglio 2014

Matteo Renzi : Altro che rottamatore un vero e proprio promotore delle coop rosse come D’Alema Prodi e Bersani.



 


 

Rodolfo Ridolfi*

Leggo su “Il Giornale” Da Renzi regalo milionario alla coop indagata: maxi appalto in Angola. La Sace affida la costruzione di un'autostrada in Africa alla Cmc di Ravenna, la coop per cui lavorava il compagno "G”. Scrive molto opportunamente Fosca Bincher su “Libero” Una coop, dunque. In perfetta scia con la tradizione comunista, Renzi "regala" alla cooperativa guidata da Massimo Matteucci un appalto da 250 milioni di euro per la costruzione dei 44,8 chilometri del raccordo autostradale che collegherà Luanda alla città di Soyo. "L'operazione - spiega la Sace, la società assicurativa di Stato che ha garantito con un finanziamento da 164 milioni di euro - conferma il lungo impegno di Cmc in Angola, forte di una esperienza decennale maturata nei grandi progetti infrastrutturali in Africa subsahariana, in particolare in Mozambico.

Non mi stupisco affatto:  Le “coop rosse” a Ravenna, sono nate e si sono sviluppate in forza dei legami con il Pci.-Pds-Ds-Pd, sostenere che questi rapporti non esistano più è una ipocrisia gigantesca Le cooperative “rosse” sono l’arma più militante nel settore economico imprenditoriale e commerciale facendo del Pci, e poi del Pds, dei Ds e del Pd, il primo partito della Regione dal 1947 ad oggi. Infatti dal 1945/47 ad oggi, è stata ed è fortissima l’osmosi fra le cooperative rosse e le cellule del Pci pds-ds-pd ; è sufficiente avere un modestissimo titolo di studio, e naturalmente la tessera del partito, per entrare come lavoratore e/o impiegato in una cooperativa di consumo, di lavoro, di trasporti, di servizi sociali oppure negli enti locali in Hera etc.etc. A Ravenna la nascita della Cmc (cooperativa muratori e cementisti), è emblematica perché fu un misto di “camera del lavoro” e “ufficio di collocamento” soprattutto per dare occupazione ai manovali, agli sterratori ed a tutti coloro che erano comunisti senza lavoro. Nel giro di poco tempo, la Cmc cominciò a socializzare gli oneri, sottopagando o non pagando ad esempio gli straordinari e dandone la colpa alle imprese appaltatrici; cooperativizzò spesso il capitale dei piccoli impresari, cui non restava altra scelta se non quella di cedere l’impresa alla cooperativa, che si attribuiva così, agli occhi dei lavoratori, anche il merito di salvatrice dei posti di lavoro. Nel corso della storia più recente il Ministero del lavoro che aveva la vigilanza sulla cooperative pur in presenza del mancato rispetto delle più elementari norme sociali, che danneggiavano i lavoratori e gli imprenditori privati non ha mai potuto o voluto fare nulla, bloccato dalla strumentale invocazione della “socialità”. Ricordo, a chi lo avesse dimenticato, che anche Zaccagnini fu ministro del lavoro e che nell’immediato dopoguerra il Pci di Ravenna aveva come segretario provinciale l’on. Giuseppe D’Alema, padre di Massimo, che è stato per diverse legislature vicepresidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati. L’on. Giuseppe D’Alema fu uno dei promotori della Cmc della quale poi un altro deputato comunista, l’on.Gianni Giadresco, diventerà una specie di “ministro degli esteri” per gli appalti di opere pubbliche che la Cmc riuscì ad ottenere dagli anni ‘70 specialmente in Angola e in Mozambico dove c’erano come “liberatori” i militari sovietici e cubani. Questi richiami storici ci servono per capire come il PCI-PDS-DS-PD abbia avuto un ruolo nel mantenere quei trattamenti fiscali privilegiati con cui le imprese cooperative (ormai in gran parte più capitalistiche assistite e favorite che mutualistiche) fanno concorrenza alle imprese private agricole, di costruzione, della distribuzione e dei servizi non solo in Italia. E quando, dopo le imprese di costruzioni, di trasporto e di distribuzione commerciale, le “coop rosse” romagnole hanno messo le loro azioni nel campo assicurativo con l’Unipol passando alla finanza, Fassino e D’Alema hanno favorito e difeso ovviamente questo nuovo disegno. Ci sono vicende molto ovvie e semplici che dimostrano come a Ravenna ed in Romagna l’identità case del popolo, Hera, coop rosse ed istituzioni sia un tutt’uno con “Il partito”. Pensiamo a Giuliano ministro del Lavoro del Governo Renzi: Poletti Presidente Nazionale Lega Coop da Mordano, scrive un suo amico: “Giuliano Poletti lo conosco da una vita. Lui faceva lo speaker del gioco del tappo e io quello del gioco dell'uccellino alla festa de l'Unità del mercato ortofrutticolo. Stiamo parlando degli anni 1975/1976. Poi qualche anno dopo, quando ero segretario della FGCI di Imola, sostituì alla guida del partito Romano Bacchilega e restò ancora segretario quando tornai ad Imola nell'88.

Per questo motivo, storia e documenti alla mano, possiamo affermare che il democristiano Matteo Renzi è  un sostenitore dello straordinario  conflitto d’interesse rappresentato dalle coop rosse.

 

*Coordinatore di Azzurri ’94 con Silvio Berlusconi

sabato 19 luglio 2014

Ridolfi: “Le “coop rosse”? Un devastante inquinamento degli equilibri economici e politici del Paese” intervista



Rodolfo Ridolfi
 
Pubblicato il: 18 luglio, 2014 Autore: Paolo Duranti
Rodolfo Ridolfi, scrittore, storico, direttore di Free News Online (il notiziario di Free Foundation – www.freefoundation.com), è autore di un bellissimo libro, “Le Coop rosse – Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra” (con interventi di Vittorio Feltri e Renato Brunetta), fondamentale per comprendere appieno un fenomeno allarmante che ha accompagnato l’Italia per decenni, condizionandone gli aspetti sociali, economici e … politici
di Paolo Duranti
“Ieri mi è capitato di acquistare uno zainetto, per 3 euro e rotti, all’Ipercoop di Piazzale Lodi, a Milano. Ho letto poi sull’etichetta che è stato prodotto in Cina, ed importato direttamente da Coop-Sesto Fiorentino. La cosa mi ha fatto un po’ incazzare, in Cina esistono veri e propri campi di lavori forzati, in cui sono costretti anche minori, donne e anziani. Mi domando se la Coop nazionale si sia informata ed abbia chiesto garanzie sulle condizioni dei lavoratori che hanno operato per il fornitore cinese. Visto che la Cina prevede anche espulsioni di fatto tramite il sequestro dei documenti, quindi di ogni possibilità di sostentamento e carcere per reati “d’opinione”, oltre a discriminazioni razziali verso tibetani e minoranze mussulmane. Ho inoltrato la mia protesta alla Coop, alle redazioni di Repubblica e del Manifesto, e ad Amnesty International”.
 Così scriveva tempo fa un cliente coop evidentemente ignaro di talune “logiche di mercato” che se messe in atto da piccoli imprenditori, artigiani e commercianti che danno lavoro a migliaia di persone e pagano regolarmente le tasse, l’intellighenzia del Paese si scatena provocando in parte dell’opinione pubblica scatti di indignazione. Indignazione che però, a quanto pare, funziona a fasi alterne: spesso dipende, infatti, dal colore della divisa che indossa l’imprenditore.
 Ad aiutarci a comprendere – attraverso un percorso ad ampio raggio – alcune dinamiche e realtà attorno alle quali sinora si è scritto troppo poco (e quel poco in modo non sempre limpido, diciamolo chiaramente) c’è un bellissimo libro-denuncia pubblicato da Edizioni Libero per Free Foundation: “Le Coop rosse – Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra”, con interventi di Vittorio Feltri e Renato Brunetta.
 Ad illustrarci lo spirito dell’opera è l’autore, Ridolfo Ridolfi, direttore – tra l’altro – di Free News Online, il notiziario di Free Foundation (www.freefoundation.com).
 Direttore, nel libro si punta l’indice contro una situazione anomala regnante nel mondo cooperativo. In che senso?
 “Forse si tratta di un fenomeno che va ben oltre una situazione anomala, come la descrive lei … La verità è che da decenni l’Italia è teatro di un triste spettacolo: la commistione di interessi tra una fetta consistente del sistema cooperativo e una parte politica ben definita. Un rapporto “insano” che purtroppo è sfociato in un vero e proprio conflitto di interessi”.
 
A questa situazione ha contribuito anche la legislazione farraginosa che caratterizza le cooperative?
 “Guardi, il riconoscimento dell’importante funzione sociale svolta dalle cooperative nel nostro Paese è sancito direttamente nella Carta Costituzionale, il cui articolo 45 è estremamente chiaro. Il problema però è un altro”.
 Cioè?
“Una cosa sono le cooperative sociali, senz’altro meritevoli di tutela e di misure di incoraggiamento, considerate le nobilissime finalità che perseguono. Ma attenzione a non confondere tali sane esperienze con le cooperative che muovono centinaia di migliaia di euro nei settori più disparati. C’è da preoccuparsi quando realtà economicamente importanti del mondo cooperativo, agevolate anche fiscalmente, provocano turbative del mercato, ad esempio sostenendo finanziariamente una parte politica”.
 Nelle Sue parole è chiaro il riferimento al ruolo del sistema cooperativo, soprattutto dell’area emiliano-romagnola, a sostegno di certi movimenti politici della sinistra italiana …
 “Da questo punto di vista, nel percorso travagliato che ha vissuto la sinistra italiana – dal Pci al Pd – non vedo soluzioni di continuità”.
 a nuova classe dirigente del Partito Democratico riuscirà a sovvertire la tendenza?
 “Ne dubito, visto che lo stesso premier, nonchè segretario di quel partito, non è mai stato critico nei confronti di questo sistema. Anzi, l’ha addirittura portato al Governo …”
 Si riferisce al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti?
 “Certo”.
Sta di fatto che le cooperative in Italia hanno fatto il loro ingresso in settori economici strategici per il tessuto produttivo del Paese.
 “E’ proprio così: dalla grande distribuzione organizzata (Coop) al settore energetico attraverso la multiutilities (Hera) intrecciata alle coop, alle coop costruzioni. Un efficace sistema di potere senza sostanziali vantaggi per i clienti e consumatori. Andiamo a vedere ad esempio i prodotti posti in vendita sugli scaffali degli ipermercati Coop: troviamo il giocattolo cinese proprio come in numerosi altri punti vendita”.
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 Il libro “Le Coop rosse – Il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra” è scaricabile gratuitamente dal sito www.freefoundation.com
 
 

venerdì 18 luglio 2014

IL CENTRO DESTRA ITALIANO O E' BERLUSCONIANO O NON E' BERLUSCONI ASSOLTO PROCESSIAMO I GOLPISTI




 

Comunicato IX Convention Azzurri '94
Berlusconi assolto e ora ci risarcisce il danno morale politico elettorale che ci hanno causato i golpisti? E adesso Commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti oscuri che hanno stravolto con un golpe la democrazia in Italia. Questa sentenza impone di riscrivere la storia di questi anni. Ed impone, come minimo risarcimento, la grazia subito per Silvio Berlusconi, se esiste un po' di decenza".

 Sciogliamo le ali alla libertà nelle Regioni Rosse

 “Gli azzurri del ’94 sono convinti che il centro destra italiano o è berlusconiano o non è…. “
In vista delle Elezioni Regionali del 2014 e del 2015 si svolge a Marradi in Provincia di Firenze, nella Romagna Toscana la IX Convention di Azzurri'94 il movimento politico fondato nell'autunno del 2012 da Rodolfo Ridolfi per il ritorno a Forza Italia. L'appuntamento di Marradi di sabato 9 agosto sarà il primo contributo di idee e di programmi per realizzare dopo quarantaquattro anni l'alternativa al regime delle giunte rosse e delle cooperative rosse.

Nell’evento di Marradi che anticipa la nave azzurra del 13 settembre Azzurri ’94 inizierà a valutare le modalità del suo impegno elettorale in Forza Italia e nel Centro-Destra in occasione delle possibili primarie di coalizione e delle elezioni regionali.

mercoledì 9 luglio 2014

Errani si dimette dopo la condanna per TERREMERSE:


L’ora dell’alternativa dopo 44 anni di regime PCI-PDS-DS-PD-Coop


Rodolfo Ridolfi

Nel denunciare lo stretto legame tra PCI - PDS - DS - PD e coop rosse ho rischiato in questi anni di essere monotono e additato come visionario. Chi vive nella nostra Regione può constatare come questo binomio politico economico rappresenti una vera cappa del sistema condizionandolo fortemente. Le recenti azioni della magistratura penale e amministrativa, la condanna in appello di Vasco Errani e le annunciate dimissioni del Presidente dell’Emilia Romagna non pongono evidenziano solo i casi più eclatanti, ma il più grande conflitto di interessi d'Italia che ha tanti altri attori e tante altre cooperative e aziende che beneficiano di un clima tutto particolare soprattutto nelle regioni rosse. Il dato politico è evidente: nelle Regioni rosse si consuma da decenni il più grande conflitto di interessi dell'Italia del dopoguerra, un vero sistema di potere che piega e condiziona, la burocrazia, le imprese private e i cittadini. Dobbiamo rimuovere quella cappa di oppressione che ingessa il sistema democratico della regione Emilia-Romagna e mettere in discussione sotto l'operato di quella classe dirigente dedita al valzer delle poltrone nell'amministrazione pubblica, nel partito e nelle coop rosse. Dobbiamo denunciare come nel momento di massima oppressione fiscale per le famiglie e per le imprese sia intollerabile lo stato di esenzione fiscale e di elusione fiscale legalizzata di cui godono le coop rosse.

Così come appare un paradosso che a guidare il ministero del Lavoro sia stato chiamato il Presidente di Lega Coop Giuliano Poletti in evidente conflitto di interessi, altro che Berlusconi. Oggi la buona politica avrebbe il dovere di intervenire subito per introdurre misure perequative del mercato che riportino la cooperazione nel suo alveo naturale. Noi di Forza Italia, non tutti per la verità, ci siamo battuti per smascherare il conflitto di interesse e l’intreccio non sempre trasparente e lecito fra coop rosse e istituzioni governate dal PCI PDS DS PD. Il mio libro del 2007 Le coop Rosse il più grande conflitto di interessi nell’Italia del dopoguerra racconta molte situazioni che hanno visto protagoniste, in negativo, le coop rosse. Non sono quindi sorpreso di Terremerse né delle altre vicende che vedono coinvolte le coop rosse. Su Terremerse,  faccio parlare alcuni brani delle pag 39-40 del mio libro: “…Vasco Errani …dal 1999 presidente Ds della Regione. Il fratello (Gianni) presidente della cooperativa agricola rossa Terremerse è padre di Linda attuale sindaco ds di Massalombarda: Da Massalombarda proviene anche Guido Tampieri…assessore all’agricoltura e poi sottosegretario alle politiche agricole del Governo Prodi. Nel 2005 Terremerse ottiene dalla Regione contributi per 2.500.000 euro ed un importante contributo è alla firma del direttore generale dell’agricoltura per il 2006. (Sarà quello da un milione oggetto delle attenzioni dei magistrati) Qualche conflitto d’interesse è difficile sostenere che non esista. Ovvio, il forte intreccio Ds-Lega Giunte rosse…. Quindi, avanti tutta, come prima e più di prima… Le “coop rosse” sono l’arma più militante nel settore economico-imprenditoriale- commerciale della sinistra ed hanno fatto e fanno del Pci-Pds-Ds-Pd il primo partito della Regione. Noi rispondiamo a chi vorrebbe farci credere che le coop rosse sono autonome dai Ds e dalla pubblica amministrazione: come mai quasi tutti i dirigenti coop sono dirigenti attivi del Pci-Pds-Ds-Pd.

 

In vista delle elezioni regionali i militanti di Forza Italia in Emilia-Romagna, come e in tutte le Regioni Rosse dove sono animati da una forte passione civile devono perseguire senza incertezze un preciso impegno democratico: rendere effettiva e compiuta la democrazia dell’alternanza e superare il monopolio politico-istituzionale del centro-sinistra. Sappiamo di dover sacrificare molto, nel lavoro e negli affetti, perché la speranza di rinnovamento delle istituzioni e della politica non vada delusa. Per vincere questa sfida dovremo avere testa ed essere capaci di parlare al cuore della gente. Dovremo essere capaci di difendere la persona, la sua dignità, la vita umana, la nostra identità culturale, civile e religiosa. Dovremo essere capaci di scelte coraggiose, di realizzare istituzioni al servizio della società civile e non delle burocrazie che vi lavorano, perché, nonostante tutto, c’è una società civile pronta ad assumersi maggiori responsabilità. Possiamo e dobbiamo rigenerare la politica, perché abbiamo cuore e idee per riuscirci. Lasciare ai nostri figli una Regione migliore è’ ciò che ci fa dire con orgoglio di essere “azzurri 94”, di essere berlusconiani di Forza Italia.

 

 

 

 

 

 

 

martedì 17 giugno 2014

“Sciogliamo le ali alla libertà”


Cervia –Milano Marittima (Ravenna)- Rimini-Gabicce (Pesaro-Urbino) 
Domenica  29 giugno
Programma:
ore 9,15 imbarco e partenza dal porto di Cervia-Milano Marittima , arrivo e imbarco a Rimini alle 10,30 circa imbarco ed inizio panoramica fino a Gabicce
ore 11,00 aperitivo di benvenuto a bordo
Dibattito politico introdotto da Rodolfo Ridolfi coordinatore di Azzurri ‘94
Interventi: Sen.Enrico Pianetta responsabile nazionale dei seniores di Forza Italia Lorenzo Tomassini responsabile regionale Emilia-Romagna dei club Forza Silvio, Gabriella Bianchi responsabile regionale Emilia Romagna dei Seniores, GianGuido Bazzoni capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale Emilia-Romagna, On.Stefania Fuscagni portavoce dell’opposizione in Toscana.
ore 12,30 attracco a Gabicce incontro con gli azzurri delle Marche
ore 13,00  intervento del coordinatore regionale di Forza Italia Emilia Romagna on.Massimo Palmizio
interventi del coordinatore di Pesaro Alessandro Bettini e del coordinatore delle Marche sen. Remigio Ceroni
intervento telefonico dell’on. Renato Brunetta Presidente del Gruppo Parlamentare di Forza Italia
 pranzo a bordo con primo. grigliata e pesce fritto acqua, vino, birra e caffè
Maurizio Ferrini racconta la Romagna
Ore 15,30  escursione alla Baia degli Angeli
merenda a base di ciambella, vino acqua  e bibite
rientro a Cervia-Milano Marittima, ore 18,30 sbarco e proseguimento per il porto di Rimini fine della crociera ore 20,30
Prenotazioni entro giovedì 26 giugno : 335396752 3472318491- 3466829146- 3474309838 roridolfi@alice.it -berlusconiani94@gmail.com fifantinelli@gmail.com- vincenzo.galassini@gmail.com- cr.gabriellapezzuto@libero.it


martedì 15 aprile 2014

Ritorniamo al 18 aprile 1948. Quando l'Italia scelse di essere «Libera e Forte»




di Rodolfo Ridolfi

Siamo tutti figli del 18 aprile 1948, perché quel giorno fu il popolo vero, fu l'Italia profonda, dal nord al sud, che seppe difendere, unita, un patrimonio comune di valori ereditato nei secoli; perché quel giorno il nostro popolo seppe dire “no” ad una ideologia che, se avesse vinto, avrebbe portato in Italia il terrore rosso che già aleggiava sui Paesi dell'est europeo, consegnati a Stalin dagli accordi di Yalta; perché, infine, il 18 aprile non vinse, come invece troppo comunemente si crede, il partito che ci avrebbe portati verso il cattocomunismo e la partitocrazia. Il 18 aprile fu giustamente definito una seconda Lepanto, in quanto se Lepanto ha impedito ai musulmani di invadere l'Europa, il 18 aprile ha impedito ai comunisti di conquistare l'Italia. Se il 25 aprile del '45 segnò la fine del nazifascismo per l'opera determinante delle truppe anglo-americane e dei resistenti, il 18 aprile del '48 fu la data in cui, con il voto, l'Italia decise per la democrazia e la libertà, sconfiggendo il pericolo frontista. Come non sottolineare l'intelligenza politica, la lungimiranza ed il coraggio di Saragat, il quale si staccò da un partito socialista, ormai succube del Pci, per dar vita ad un socialismo liberale e democratico. Sessantasei anni sono passati da quel 18 aprile 1948, quando, alle prime elezioni dell'Italia repubblicana, i partiti del centro-destra ottenevano il 48,5% dei suffragi, battendo di oltre diciassette punti la lista di Unità Popolare, formata da Pci e Psi. Il significato della vittoria del 18 aprile va sicuramente al di là del pur considerevole risultato ottenuto dalla Dc, e supera di gran lunga la sigla stessa, sotto la quale tutti quei consensi vennero raccolti. Il 18 aprile vinsero i Comitati Civici, creati pochi mesi prima, che, forti di trecentomila volontari e di ventimila comitati elettorali, intrapresero una politica anticomunista e organizzarono una campagna elettorale nella quale risultò evidente, attraverso slogans e manifesti, che la posta in gioco era la salvezza del Paese dal comunismo. Vinse uno spirito di “crociata” in difesa della civiltà, un anno prima della scomunica lanciata da Pio XII, il 28 giugno del 1949, nei riguardi dei cristiani che aderivano alle dottrine del comunismo e che collaboravano con movimenti comunisti, e undici anni dopo l'enciclica Divini Redemptoris di Pio XI che aveva definito il comunismo “intrinsecamente perverso”.

Certamente, una delle cause della sconfitta del Fronte popolare è da ravvisare nella levatura politica e morale di uomini come De Gasperi, Saragat, Einaudi. Fu così che i moderati contribuirono a salvare la democrazia e la civiltà del nostro Paese; mentre presuntuosi intellettuali di sinistra, ciechi di fronte ai crimini di stampo leninista-stalinista, iniziavano la loro triste marcia dentro il comunismo. Un'analisi di mezzo secolo di storia italiana potrà contribuire a far luce sul significato politico e culturale di una data troppo importante per essere dimenticata, forse, un pò troppo scomoda, dopo che gli sconfitti di ieri vorrebbero diventare i vincitori di oggi. Le istituzioni dovrebbero ricordare con gratitudine i protagonisti di quell'evento: Alcide De Gasperi, Giuseppe Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, che affermarono i valori della democrazia, della libertà, dell'atlantismo, e dell'Occidente, valori che sono ancora attuali ed irrinunciabili. Quella del 18 aprile 1948 non fu una delle consuete competizioni elettorali tra differenti forze politiche, ma una scelta di civiltà fra due opposte concezioni del mondo: fra un'Italia profondamente legata alle proprie radici nazionali, religiose e civili, ed una parte del Paese plagiata dall'utopia marxista-leninista; un'utopia che proprio nella primavera dello stesso anno portava con un golpe i comunisti al potere a Praga e forniva l'ennesimo saggio di brutalità nell'Europa dell'est con la defenestrazione del socialista Masarik. Il clima da guerra civile di quegli anni, le aspettative dei comunisti italiani nei confronti dei partigiani comunisti jugoslavi di Tito, che avanzavano nell'Italia orientale, e l'eliminazione sommaria da parte comunista dei partigiani non comunisti e di tanti innocenti subirono il 18 aprile del 1948 un duro colpo.